È un problema se la maggior parte del servizio sanitario lombardo è gestito da privati? No, se funziona. Ma se le spese di quegli istituti privati sono gonfiate e la Regione chiude un occhio sulle spese sospette?
"Clan ciellini, faccendieri, sperperi gli scandali del sistema Formigoni"
martedì 24 aprile 2012
lunedì 19 luglio 2010
CL è invischiata nella "P3"?
"La P3 agì su mandato di Formigoni"
MILANO
La P3 chiamava il premier Berlusconi "Cesare". Il particolare emerge da una telefonata intercettata tra l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino e il giudice tributario Pasquale Lombardi nella quale quest’ultimo sostiene che «Cesare è contento» per ciò che il gruppo sta facendo proposito del Lodo Alfano.
«Cesare è lo pseudonimo utilizzato dai soggetti per riferirsi al presidente del Consiglio», affermano i carabinieri del nucleo investigativo di Roma nell’informativa inviata ai pm della Procura capitolina nell’ambito delle indagini sul gruppo che faceva capo a Flavio Carboni. I militari dell’Arma si riferiscono proprio all’intercettazione telefonica del 2 ottobre 2009 nella quale Lombardi dice a Cosentino che «lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6», ovvero il giorno dell’udienza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano: un esplicito riferimento, per i militari, all’attività esercitata dal gruppo del quale fa parte anche l’uomo d’affari Flavio Carboni, per condizionare i giudici della Consulta sul provvedimento del Guardasigilli, poi bocciato dagli stessi giudici della Corte Costituzionale il 7 ottobre scorso.
Nessun elemento, nelle carte degli investigatori, permette di capire se il premier sapesse qualcosa o se si tratti di millanterie. Nel corso della telefonata Lombardi fa riferimento anche alla vicenda del cosiddetto complotto contro Stefano Caldoro, attuale governatore campano, sottolineando che se «lui è rimasto contento» allora «lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non adda scassà o cazz». «Appare evidente -osservano i carabinieri- che con queste parole il Lombardi vorrebbe far intendere al Cosentino che la sua candidatura a presidente della Regione Campania è stata da loro richiesta nel corso della riunione quale contropartita per l’operazione Lodo Alfano».
Nei documenti redatti dai carabinieri si fa riferimento, inoltre, al governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. In base a quanto si legge nelle carte Formigoni diede mandato al gruppo di chiedere esplicitamente al presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, di «porre in essere un intervento nell’ambito della nota vicenda dell’esclusione della lista riconducibile al governatore dalle elezioni regionali 2010». Parlando dell’attivit… svolta dall’associazione, i militari dell’Arma definiscono emblematica la «vicenda che ha visto protagonista il neo presidente della corte di appello di Milano». «Non appena Marra - proseguono i carabinieri - ha ottenuto, dopo un’intensa attività di pressione esercitata dal gruppo (ed in particolare da Pasquale Lombardi) sui membri del Csm, l’ambita carica, i componenti dell’associazione gli chiedono esplicitamente, peraltro dietro mandato del presidente Formigoni, di porre in essere un intervento nell’ambito della nota vicenda dell’esclusione della lista "Per la Lombardia"».
Nelle carte dell’inchiesta si fa espresso riferimento, inoltre, al ruolo svolto dal sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, dal capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, e Antonio Martone, presidente della commissione per la Valutazione, la trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche. «Altri personaggi vicini al gruppo - si legge nell’informativa - che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni o che paiono fornire il proprio contributo alle attività d’interferenza, sono individuabili nei giudici Miller Arcibaldo, Martone Antonio e nel sottosegretario alla giustizia Caliendo Giacomo». Al momento la posizione dei tre è al vaglio dei pm della Procura di Roma. È prevista, infine, domani l’udienza del tribunale del Riesame che dovrà decidere sull’arresto di Carboni. Mentre sabato il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci verà ascoltato dai magistrati romani nell’ambito dell’inchiesta madre, ovvero gli appalti sull’eolico nell’isola, che vede il governatore indagato per abuso d’ufficio e concorso in corruzione.
Link all'articolo originale sul sito de "La Stampa"
MILANO
La P3 chiamava il premier Berlusconi "Cesare". Il particolare emerge da una telefonata intercettata tra l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino e il giudice tributario Pasquale Lombardi nella quale quest’ultimo sostiene che «Cesare è contento» per ciò che il gruppo sta facendo proposito del Lodo Alfano.
«Cesare è lo pseudonimo utilizzato dai soggetti per riferirsi al presidente del Consiglio», affermano i carabinieri del nucleo investigativo di Roma nell’informativa inviata ai pm della Procura capitolina nell’ambito delle indagini sul gruppo che faceva capo a Flavio Carboni. I militari dell’Arma si riferiscono proprio all’intercettazione telefonica del 2 ottobre 2009 nella quale Lombardi dice a Cosentino che «lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6», ovvero il giorno dell’udienza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano: un esplicito riferimento, per i militari, all’attività esercitata dal gruppo del quale fa parte anche l’uomo d’affari Flavio Carboni, per condizionare i giudici della Consulta sul provvedimento del Guardasigilli, poi bocciato dagli stessi giudici della Corte Costituzionale il 7 ottobre scorso.
Nessun elemento, nelle carte degli investigatori, permette di capire se il premier sapesse qualcosa o se si tratti di millanterie. Nel corso della telefonata Lombardi fa riferimento anche alla vicenda del cosiddetto complotto contro Stefano Caldoro, attuale governatore campano, sottolineando che se «lui è rimasto contento» allora «lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non adda scassà o cazz». «Appare evidente -osservano i carabinieri- che con queste parole il Lombardi vorrebbe far intendere al Cosentino che la sua candidatura a presidente della Regione Campania è stata da loro richiesta nel corso della riunione quale contropartita per l’operazione Lodo Alfano».
Nei documenti redatti dai carabinieri si fa riferimento, inoltre, al governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. In base a quanto si legge nelle carte Formigoni diede mandato al gruppo di chiedere esplicitamente al presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, di «porre in essere un intervento nell’ambito della nota vicenda dell’esclusione della lista riconducibile al governatore dalle elezioni regionali 2010». Parlando dell’attivit… svolta dall’associazione, i militari dell’Arma definiscono emblematica la «vicenda che ha visto protagonista il neo presidente della corte di appello di Milano». «Non appena Marra - proseguono i carabinieri - ha ottenuto, dopo un’intensa attività di pressione esercitata dal gruppo (ed in particolare da Pasquale Lombardi) sui membri del Csm, l’ambita carica, i componenti dell’associazione gli chiedono esplicitamente, peraltro dietro mandato del presidente Formigoni, di porre in essere un intervento nell’ambito della nota vicenda dell’esclusione della lista "Per la Lombardia"».
Nelle carte dell’inchiesta si fa espresso riferimento, inoltre, al ruolo svolto dal sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, dal capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, e Antonio Martone, presidente della commissione per la Valutazione, la trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche. «Altri personaggi vicini al gruppo - si legge nell’informativa - che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni o che paiono fornire il proprio contributo alle attività d’interferenza, sono individuabili nei giudici Miller Arcibaldo, Martone Antonio e nel sottosegretario alla giustizia Caliendo Giacomo». Al momento la posizione dei tre è al vaglio dei pm della Procura di Roma. È prevista, infine, domani l’udienza del tribunale del Riesame che dovrà decidere sull’arresto di Carboni. Mentre sabato il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci verà ascoltato dai magistrati romani nell’ambito dell’inchiesta madre, ovvero gli appalti sull’eolico nell’isola, che vede il governatore indagato per abuso d’ufficio e concorso in corruzione.
Link all'articolo originale sul sito de "La Stampa"
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domenica 18 luglio 2010
Testimonianza di Devid
Pubblico, senza alcuna modifica, questo racconto inviatomi da SB. Commenti graditi.
Vacanza di GS a Sappada, 10-17 luglio 2010
Visibilmente commossi, alcuni fino alle lacrime, tutti i presenti hanno accolto e applaudito con
gioia le parole di Devid, chiamato da don Beniamino a parlare della propria storia nel culmine di una vacanza di Gioventù Studentesca trascorsa a Sappada dal 10 al 17 luglio scorsi. Forse nessuno si aspettava la sua decisione di entrare in Seminario, eppure anche i miracoli più grandi accadono e ci lasciano pieni di stupore e di gratitudine.
La settimana era iniziata sabato 10 luglio, dopo la cena, con la lettura di una lettera arrivata dal Cile, da Rudy (che è missionario della Fraternità di San Carlo Borromeo, originario di Dandolo come Devid) che, pur non conoscendo ancora la decisione del suo amico, invitava i ragazzi della sua comunità d'origine a stare attenti a tutto quello che sarebbe successo e a chiedersi, al termine del soggiorno sappadino, “io cosa ho visto?” Solo prendendo sul serio tutta la realtà, e quindi la propria esperienza fino in fondo, è possibile decidere coscientemente della propria vita.
Le giornate in montagna erano trascorse tra gite, giochi, canti e serate di frizzi e lazzi,
accompagnate dal richiamo continuo e paterno di don Beniamino a verificare nel profondo la
nostra umanità - ciò che il mondo di oggi sembra aver dimenticato o abbandonato - e cioé la nostra capacità di accoglienza e di amore, la nostra sete di verità, di bellezza, di libertà, di giustizia.
Mercoledì c'era stata la salita al monte Cristallo, prima a piedi e poi in “ovovia”: la bellezza e il fascino del panorama sterminato e luminoso di vette innevate in una giornata tersa avevano
richiamato in modo ineccepibile, al cuore di chi non era distratto, l'opera stupenda della creazione.
Venerdì, poi, sono venuti a trovarci tre bambini accompagnati dalla mamma e dal papà che li
avevano appena adottati dalla Russia dopo una lunga trafila burocratica: è stato molto bello vedere la loro semplicità e la voglia di giocare con gli altri bambini presenti, che già conoscevano da poco, e il loro simpatico coinvolgimento con i ragazzi più grandi, verso i quali hano presto superato le iniziali, naturali, diffidenze.
Tutto questo è stato come una domanda suscitata o rinnovata nel cuore dei ragazzi e degli adulti
presenti: perché siamo qui? Cosa ci permette di restare? È una domanda di felicità, come il ventiquattrenne Devid ha testimoniato molto bene, quella che chiede quotidianamente la risposta
della nostra libertà affinché non vada perso il senso del nostro vivere.
Quelle che seguono sono le parole che giovedì pomeriggio Devid ha rivolto ai presenti, dopo due
canti accompagnati dalla sua chitarra e una brevissima introduzione di don Beniamino. Lo stupore
è stato generale poiché, fino a quel momento, nessuno sapeva con certezza chi dovesse prendere la parola.
Testo della testimonianza di Devid (appunti rivisti dall'autore), giovedì 15 luglio
Ho scelto che cantassimo “La canzone della Bassa” perché io ho scoperto me stesso stando con i più piccoli, stando con quelli di GS: la mia vita ad un certo punto è cambiata ed ho scoperto il fascino, la bellezza e il gusto di vivere attraverso i vostri volti e i volti degli amici più grandi che oggi sono qui. Ho scelto anche “La strada” perché per fare delle scelte importanti uno deve guardare alla propria storia, deve saper guardare alla strada che ha fatto, in particolare ai momenti di difficoltà, perché ad un certo punto la vita non aspetta: io mi sono laureato a marzo, e allora tutti i sogni che tu puoi avere li devi mettere da parte e devi avere il coraggio di guardare la tua strada.
Quello che volevo dirvi è una cosa molto semplice. Non ho grandi fatti da raccontarvi, non ho grandi esperienze, ma ho fatto la vostra stessa strada, iniziata tanti anni fa nel deserto del Dandolo che, per quanto possa essere bello, è un deserto: ci sono trecento abitanti, un bar, un campo di calcio,... la chiesa. Lì, come tanti di voi, alle elementari e poi alle medie ho incontrato una persona, Alessandra, che stava con noi. Mi ricordo che ci affascinava: stava con noi, ci faceva giocare, ci portava alla vacanza delle medie come voi, e la cosa ha cominciato ad affascinare un gruppo di bambini. Poi, finite le medie, come voi che siete qui oggi ho iniziato il cammino di GS. Ho studiato a Pordenone, al liceo classico, la Scuola di comunità la facevo con Anna [un'insegnante, n.d.r.], e poi con mia sorella Serena è nata la comunità del Dandolo. Ho fatto gli stessi passi che state facendo voi oggi, fino a quando, un giorno (questa cosa non volevo quasi dirvela) eravamo da un amico di Palmanova a fare una giornata, ed alla fine della giornata (era, mi ricordo ancora la data esatta, il 21 aprile di otto anni fa) don Beniamino mi ha preso in parte e mi ha detto: «Guarda, se nella tua vita vuoi diventare grande e vuoi diventare felice, devi dare tutta la tua vita a Gesù Cristo». Potete immaginarvi, queste cose dette a uno di sedici anni (ero in terza superiore)... ho provato spavento, avevo paura e da quel momento rimanevo un po' distante da lui nelle giornate successive. Non capivo perché mi avesse detto questa cosa. Ebbene, per otto anni (quanto vorrei che questo ve lo metteste bene in testa) lui non mi ha detto più niente, fino a due settimane fa. Io non ho mai parlato privatamente con don Beniamino: tutto quello che ho sentito è quello che avete sentito anche voi, quello che hanno sentito i più grandi, cioè la Scuola di comunità, le vacanze e le giornate. Non abbiamo più parlato di questa cosa fino a due settimane fa per otto anni. E che cosa fai? Niente, vivi la vita: frequentavo la scuola e continuavo a fare GS con questa nuova ipotesi. Ieri don Beniamino ha commentato il canto “Il seme”: ecco, è stato come se quella volta fosse stato gettato un seme. Il seme ha bisogno di tempo per maturare, ed io ho fatto il cammino che avete fatto voi: scuola, GS, vacanze a Sappada dove suonavo la chitarra e basta (non facevo le scenette e i frizzi perché non ne ero capace). Vedete, non avevo doti. Poi ho finito il liceo e sono andato all’università. Sono andato a vivere con don Beniamino che per cinque anni mi ha ospitato insieme ad altri. È una cosa che lui fa sempre, perché ha delle stanze libere e ospita degli universitari.
Nel frattempo mio papà si era ammalato ed era morto quando io ero al primo anno di università:
quindi gli ultimi due anni del liceo sono stati per me un po’ travagliati dalla sua malattia. La
sua morte mi ha fatto capire tante cose, in particolare l’amore che ci può essere tra un uomo e una donna: guardando mia mamma, che gli è stata vicino fino alla fine, ho ricevuto una delle
testimonianze d’amore più belle che mi porto sempre dentro.
Sono andato a studiare a Trieste. Alla sera cenavo da don Beniamino, andavo in università, facevo gli esami. Ecco, quando studi all’università l’obiettivo è finire in tempo gli esami, finire la laurea triennale. E che cosa è successo? È successa una grande novità nella mia vita. Mia sorella Serena, che seguiva GS, ha comprato un negozio, e dato che lei non poteva più stare con i ragazzi di GS, non c’era nessun altro, c’ero solo io, l’unico “mona” lì che aveva tempo, perché la filosofia non è molto impegnativa e quindi sono andato ad una tre giorni di Pasqua [gli esercizi spirituali di Gioventù Studentesca a Rimini, n.d.r.] con loro e ho cominciato a seguire GS con Rudy (che voi ben conoscete) che era tornato da Roma. E lì è cambiata la mia vita, ho scoperto un fascino nuovo.
Non so dirvi come, è qualcosa di semplice. È qualcosa che ti appassiona, è qualcosa che ti dà più forza nelle cose che devi fare, ti dà più forza per studiare, ti dà più gioia, ti fa stare meglio anche in casa. E tutta questa forza, questa gioia, mi derivava dallo stare con i ragazzi di Dandolo: è come se il buon Dio prima mi avesse chiesto solamente di fidarmi, come oggi è chiesto a voi, di restare su questa strada, ed ora mi chiedesse qualcosa di più, di dare più tempo a questa compagnia, e quello che è accaduto è qualcosa di miracoloso per me.
Intanto avevo sempre queste paroline di don Beniamino che tornavano fuori e man mano che sono andato avanti, che sono passati questi quattro anni, ho sempre più capito che non è tanto il volto dei ragazzi che mi affascina. Questo l’ho capito soprattutto quando alcune persone a cui ero affezionato se ne sono andate per loro scelta. Perché stare con voi soltanto per farvi contenti, soltanto per voi, ho visto che può essere una grandissima fregatura perché, quando le persone a cui ero molto affezionato se ne sono andate, avrei potuto restare fregato. Invece ho capito, con gli anni, con il tempo, che c’è qualcosa di più grande dietro, ed ho sperimentato che c’è qualcosa di più grande, che si chiama Gesù Cristo. E solamente Lui poteva tenere insieme degli amici come noi. Se io penso a tanti ragazzi di Dandolo e vedo quello che siamo, come siamo cresciuti e come siamo cambiati oggi, chi ha un lavoro, chi si è comprato una casa... io da questi miracoli rimango affascinato.
E intanto la vita andava avanti e cresceva sempre di più in me la gratitudine per questa compagnia e soprattutto l’amore a Gesù Cristo, a Colui che dà senso al nostro stare insieme, l’unica cosa che può dare senso al nostro stare insieme. E non stavo lì tanto a chiedermi “che cosa farò, che cosa non farò”, ma cercavo di vivere bene il presente, cercavo di finire l’università perché volevo essere serio e avevo quasi in mente di andare a parlare con don Beniamino per dirgli “sento vero tutto quello che tu mi hai detto".
Ma il buon Dio è più furbo, e quando ti chiede di fare una scelta poi ti mette alla prova. E così, un anno e mezzo fa, mi sono innamorato di una ragazza... A quel punto, cosa fai? È un bel “casotto”, no? Basta vedere voi quando siete innamorati... e poi soprattutto quando si è sul punto di fare una scelta è molto difficile: il tuo sentimento ti fa costruire magari un sogno e sembra che quella cosa lì in un primo momento ti corrisponda. Allora io intanto andavo avanti, dicendomi: “vedremo, intanto devo finire gli esami, intanto devo finire la tesi, vedremo”. Fino a quando il tempo finisce, ti laurei e mentre sei vicino alla meta devi decidere. E l’unico criterio che io potevo avere per decidere era anche il più doloroso perché era quello che costava più fatica, perché non è per nulla facile scegliere quello che corrisponde al proprio cuore. È come si diceva nelle assemblee: non è facile accettare se stessi per quello che si è, per come si è fatti. Tu vorresti, tante volte, che la tua vita prendesse un’altra direzione, vorresti essere fatto per qualcosa d’altro, e invece ti ritrovi fatto per una cosa che non vuoi. E io potevo guardare solo alla mia storia. Che cos’è che mi ha fatto scoprire il mio presente? Che cos’è che mi fa vivere con gioia oggi? Che cos’è che mi dà la forza oggi, non domani, perché io domani posso essere morto?
Da qui devo partire per decidere: da dove mi arriva la forza oggi? Cos’è che mi dà certezza? Cos’è che mi dà stabilità? Chi è che mi ha dato tutto? Chi è che mi ha fatto diventare quello che sono?
Chi è che mi ha fatto studiare con entusiasmo? Chi è che mi fa vivere con gioia in casa mia, con
mia mamma? Colui che mi ha dato tutto è stato solamente Gesù Cristo ed è solamente a Lui che io posso dare la mia vita.
Questo è anche molto faticoso. È semplice, se volete, nel metodo. Ma costa tanto dolore perché
devi fare un sacrificio. Il mondo di oggi ti dice che se fai un sacrificio sei un “pirla”, ma io so che ne vale la pena. La certezza che io ho nel futuro (anche perché io non so che ne sarà di me, perchè entrerò in seminario e poi non so ancora dove finirò) nasce da una certezza che io ho nel presente.
Io so che non posso fare altro che dare la mia vita a Colui che mi ha dato tutto e sono sicuro che non mi lascerà mai solo, sarà sempre presente attraverso la compagnia dei vostri volti come è stato sempre presente fino ad oggi.
Questa certezza deriva da una certezza che ho sull’oggi, che mi fa essere felice in questo momento, che mi fa felice di aver fatto questa scelta, seppure faticosa e dolorosa. E quindi, l’ultima cosa che posso dirvi è quella di fidarvi: per me ne è valsa la pena. Ma fidarsi vuol dire seguire e non fare quello che si vuole. Per me ne è valsa la pena perchè mi ha fatto scoprire la mia vita, il mio posto nel mondo. Posso solo dire che la grazia che ho avuto io è la stessa grazia che avete avuto voi: quella di aver cominciato questa strada.
(a cura di Stefano Bochdanovits)
Vacanza di GS a Sappada, 10-17 luglio 2010
Visibilmente commossi, alcuni fino alle lacrime, tutti i presenti hanno accolto e applaudito con
gioia le parole di Devid, chiamato da don Beniamino a parlare della propria storia nel culmine di una vacanza di Gioventù Studentesca trascorsa a Sappada dal 10 al 17 luglio scorsi. Forse nessuno si aspettava la sua decisione di entrare in Seminario, eppure anche i miracoli più grandi accadono e ci lasciano pieni di stupore e di gratitudine.
La settimana era iniziata sabato 10 luglio, dopo la cena, con la lettura di una lettera arrivata dal Cile, da Rudy (che è missionario della Fraternità di San Carlo Borromeo, originario di Dandolo come Devid) che, pur non conoscendo ancora la decisione del suo amico, invitava i ragazzi della sua comunità d'origine a stare attenti a tutto quello che sarebbe successo e a chiedersi, al termine del soggiorno sappadino, “io cosa ho visto?” Solo prendendo sul serio tutta la realtà, e quindi la propria esperienza fino in fondo, è possibile decidere coscientemente della propria vita.
Le giornate in montagna erano trascorse tra gite, giochi, canti e serate di frizzi e lazzi,
accompagnate dal richiamo continuo e paterno di don Beniamino a verificare nel profondo la
nostra umanità - ciò che il mondo di oggi sembra aver dimenticato o abbandonato - e cioé la nostra capacità di accoglienza e di amore, la nostra sete di verità, di bellezza, di libertà, di giustizia.
Mercoledì c'era stata la salita al monte Cristallo, prima a piedi e poi in “ovovia”: la bellezza e il fascino del panorama sterminato e luminoso di vette innevate in una giornata tersa avevano
richiamato in modo ineccepibile, al cuore di chi non era distratto, l'opera stupenda della creazione.
Venerdì, poi, sono venuti a trovarci tre bambini accompagnati dalla mamma e dal papà che li
avevano appena adottati dalla Russia dopo una lunga trafila burocratica: è stato molto bello vedere la loro semplicità e la voglia di giocare con gli altri bambini presenti, che già conoscevano da poco, e il loro simpatico coinvolgimento con i ragazzi più grandi, verso i quali hano presto superato le iniziali, naturali, diffidenze.
Tutto questo è stato come una domanda suscitata o rinnovata nel cuore dei ragazzi e degli adulti
presenti: perché siamo qui? Cosa ci permette di restare? È una domanda di felicità, come il ventiquattrenne Devid ha testimoniato molto bene, quella che chiede quotidianamente la risposta
della nostra libertà affinché non vada perso il senso del nostro vivere.
Quelle che seguono sono le parole che giovedì pomeriggio Devid ha rivolto ai presenti, dopo due
canti accompagnati dalla sua chitarra e una brevissima introduzione di don Beniamino. Lo stupore
è stato generale poiché, fino a quel momento, nessuno sapeva con certezza chi dovesse prendere la parola.
Testo della testimonianza di Devid (appunti rivisti dall'autore), giovedì 15 luglio
Ho scelto che cantassimo “La canzone della Bassa” perché io ho scoperto me stesso stando con i più piccoli, stando con quelli di GS: la mia vita ad un certo punto è cambiata ed ho scoperto il fascino, la bellezza e il gusto di vivere attraverso i vostri volti e i volti degli amici più grandi che oggi sono qui. Ho scelto anche “La strada” perché per fare delle scelte importanti uno deve guardare alla propria storia, deve saper guardare alla strada che ha fatto, in particolare ai momenti di difficoltà, perché ad un certo punto la vita non aspetta: io mi sono laureato a marzo, e allora tutti i sogni che tu puoi avere li devi mettere da parte e devi avere il coraggio di guardare la tua strada.
Quello che volevo dirvi è una cosa molto semplice. Non ho grandi fatti da raccontarvi, non ho grandi esperienze, ma ho fatto la vostra stessa strada, iniziata tanti anni fa nel deserto del Dandolo che, per quanto possa essere bello, è un deserto: ci sono trecento abitanti, un bar, un campo di calcio,... la chiesa. Lì, come tanti di voi, alle elementari e poi alle medie ho incontrato una persona, Alessandra, che stava con noi. Mi ricordo che ci affascinava: stava con noi, ci faceva giocare, ci portava alla vacanza delle medie come voi, e la cosa ha cominciato ad affascinare un gruppo di bambini. Poi, finite le medie, come voi che siete qui oggi ho iniziato il cammino di GS. Ho studiato a Pordenone, al liceo classico, la Scuola di comunità la facevo con Anna [un'insegnante, n.d.r.], e poi con mia sorella Serena è nata la comunità del Dandolo. Ho fatto gli stessi passi che state facendo voi oggi, fino a quando, un giorno (questa cosa non volevo quasi dirvela) eravamo da un amico di Palmanova a fare una giornata, ed alla fine della giornata (era, mi ricordo ancora la data esatta, il 21 aprile di otto anni fa) don Beniamino mi ha preso in parte e mi ha detto: «Guarda, se nella tua vita vuoi diventare grande e vuoi diventare felice, devi dare tutta la tua vita a Gesù Cristo». Potete immaginarvi, queste cose dette a uno di sedici anni (ero in terza superiore)... ho provato spavento, avevo paura e da quel momento rimanevo un po' distante da lui nelle giornate successive. Non capivo perché mi avesse detto questa cosa. Ebbene, per otto anni (quanto vorrei che questo ve lo metteste bene in testa) lui non mi ha detto più niente, fino a due settimane fa. Io non ho mai parlato privatamente con don Beniamino: tutto quello che ho sentito è quello che avete sentito anche voi, quello che hanno sentito i più grandi, cioè la Scuola di comunità, le vacanze e le giornate. Non abbiamo più parlato di questa cosa fino a due settimane fa per otto anni. E che cosa fai? Niente, vivi la vita: frequentavo la scuola e continuavo a fare GS con questa nuova ipotesi. Ieri don Beniamino ha commentato il canto “Il seme”: ecco, è stato come se quella volta fosse stato gettato un seme. Il seme ha bisogno di tempo per maturare, ed io ho fatto il cammino che avete fatto voi: scuola, GS, vacanze a Sappada dove suonavo la chitarra e basta (non facevo le scenette e i frizzi perché non ne ero capace). Vedete, non avevo doti. Poi ho finito il liceo e sono andato all’università. Sono andato a vivere con don Beniamino che per cinque anni mi ha ospitato insieme ad altri. È una cosa che lui fa sempre, perché ha delle stanze libere e ospita degli universitari.
Nel frattempo mio papà si era ammalato ed era morto quando io ero al primo anno di università:
quindi gli ultimi due anni del liceo sono stati per me un po’ travagliati dalla sua malattia. La
sua morte mi ha fatto capire tante cose, in particolare l’amore che ci può essere tra un uomo e una donna: guardando mia mamma, che gli è stata vicino fino alla fine, ho ricevuto una delle
testimonianze d’amore più belle che mi porto sempre dentro.
Sono andato a studiare a Trieste. Alla sera cenavo da don Beniamino, andavo in università, facevo gli esami. Ecco, quando studi all’università l’obiettivo è finire in tempo gli esami, finire la laurea triennale. E che cosa è successo? È successa una grande novità nella mia vita. Mia sorella Serena, che seguiva GS, ha comprato un negozio, e dato che lei non poteva più stare con i ragazzi di GS, non c’era nessun altro, c’ero solo io, l’unico “mona” lì che aveva tempo, perché la filosofia non è molto impegnativa e quindi sono andato ad una tre giorni di Pasqua [gli esercizi spirituali di Gioventù Studentesca a Rimini, n.d.r.] con loro e ho cominciato a seguire GS con Rudy (che voi ben conoscete) che era tornato da Roma. E lì è cambiata la mia vita, ho scoperto un fascino nuovo.
Non so dirvi come, è qualcosa di semplice. È qualcosa che ti appassiona, è qualcosa che ti dà più forza nelle cose che devi fare, ti dà più forza per studiare, ti dà più gioia, ti fa stare meglio anche in casa. E tutta questa forza, questa gioia, mi derivava dallo stare con i ragazzi di Dandolo: è come se il buon Dio prima mi avesse chiesto solamente di fidarmi, come oggi è chiesto a voi, di restare su questa strada, ed ora mi chiedesse qualcosa di più, di dare più tempo a questa compagnia, e quello che è accaduto è qualcosa di miracoloso per me.
Intanto avevo sempre queste paroline di don Beniamino che tornavano fuori e man mano che sono andato avanti, che sono passati questi quattro anni, ho sempre più capito che non è tanto il volto dei ragazzi che mi affascina. Questo l’ho capito soprattutto quando alcune persone a cui ero affezionato se ne sono andate per loro scelta. Perché stare con voi soltanto per farvi contenti, soltanto per voi, ho visto che può essere una grandissima fregatura perché, quando le persone a cui ero molto affezionato se ne sono andate, avrei potuto restare fregato. Invece ho capito, con gli anni, con il tempo, che c’è qualcosa di più grande dietro, ed ho sperimentato che c’è qualcosa di più grande, che si chiama Gesù Cristo. E solamente Lui poteva tenere insieme degli amici come noi. Se io penso a tanti ragazzi di Dandolo e vedo quello che siamo, come siamo cresciuti e come siamo cambiati oggi, chi ha un lavoro, chi si è comprato una casa... io da questi miracoli rimango affascinato.
E intanto la vita andava avanti e cresceva sempre di più in me la gratitudine per questa compagnia e soprattutto l’amore a Gesù Cristo, a Colui che dà senso al nostro stare insieme, l’unica cosa che può dare senso al nostro stare insieme. E non stavo lì tanto a chiedermi “che cosa farò, che cosa non farò”, ma cercavo di vivere bene il presente, cercavo di finire l’università perché volevo essere serio e avevo quasi in mente di andare a parlare con don Beniamino per dirgli “sento vero tutto quello che tu mi hai detto".
Ma il buon Dio è più furbo, e quando ti chiede di fare una scelta poi ti mette alla prova. E così, un anno e mezzo fa, mi sono innamorato di una ragazza... A quel punto, cosa fai? È un bel “casotto”, no? Basta vedere voi quando siete innamorati... e poi soprattutto quando si è sul punto di fare una scelta è molto difficile: il tuo sentimento ti fa costruire magari un sogno e sembra che quella cosa lì in un primo momento ti corrisponda. Allora io intanto andavo avanti, dicendomi: “vedremo, intanto devo finire gli esami, intanto devo finire la tesi, vedremo”. Fino a quando il tempo finisce, ti laurei e mentre sei vicino alla meta devi decidere. E l’unico criterio che io potevo avere per decidere era anche il più doloroso perché era quello che costava più fatica, perché non è per nulla facile scegliere quello che corrisponde al proprio cuore. È come si diceva nelle assemblee: non è facile accettare se stessi per quello che si è, per come si è fatti. Tu vorresti, tante volte, che la tua vita prendesse un’altra direzione, vorresti essere fatto per qualcosa d’altro, e invece ti ritrovi fatto per una cosa che non vuoi. E io potevo guardare solo alla mia storia. Che cos’è che mi ha fatto scoprire il mio presente? Che cos’è che mi fa vivere con gioia oggi? Che cos’è che mi dà la forza oggi, non domani, perché io domani posso essere morto?
Da qui devo partire per decidere: da dove mi arriva la forza oggi? Cos’è che mi dà certezza? Cos’è che mi dà stabilità? Chi è che mi ha dato tutto? Chi è che mi ha fatto diventare quello che sono?
Chi è che mi ha fatto studiare con entusiasmo? Chi è che mi fa vivere con gioia in casa mia, con
mia mamma? Colui che mi ha dato tutto è stato solamente Gesù Cristo ed è solamente a Lui che io posso dare la mia vita.
Questo è anche molto faticoso. È semplice, se volete, nel metodo. Ma costa tanto dolore perché
devi fare un sacrificio. Il mondo di oggi ti dice che se fai un sacrificio sei un “pirla”, ma io so che ne vale la pena. La certezza che io ho nel futuro (anche perché io non so che ne sarà di me, perchè entrerò in seminario e poi non so ancora dove finirò) nasce da una certezza che io ho nel presente.
Io so che non posso fare altro che dare la mia vita a Colui che mi ha dato tutto e sono sicuro che non mi lascerà mai solo, sarà sempre presente attraverso la compagnia dei vostri volti come è stato sempre presente fino ad oggi.
Questa certezza deriva da una certezza che ho sull’oggi, che mi fa essere felice in questo momento, che mi fa felice di aver fatto questa scelta, seppure faticosa e dolorosa. E quindi, l’ultima cosa che posso dirvi è quella di fidarvi: per me ne è valsa la pena. Ma fidarsi vuol dire seguire e non fare quello che si vuole. Per me ne è valsa la pena perchè mi ha fatto scoprire la mia vita, il mio posto nel mondo. Posso solo dire che la grazia che ho avuto io è la stessa grazia che avete avuto voi: quella di aver cominciato questa strada.
(a cura di Stefano Bochdanovits)
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SECONDO LORO
giovedì 20 maggio 2010
Sempre sulla sanità lombarda...
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giovedì 6 maggio 2010
Report - Il modello ciellino della sanità Lombarda
Dal sito www.report.rai.it
La Lombardia è la regione più popolosa e più ricca del Paese, con un bilancio pari a quello di un piccolo stato e una sanità che da sola costa quasi 17 miliardi di euro.
Un sistema unico in Italia, fondato sulla libertà di scelta e sulla parità tra pubblico e privato, introdotto tredici anni fa. Ancora oggi è proprio la riforma della sanità il cavallo di battaglia del Presidente Formigoni che, dopo la recente rielezione, si avvia verso il compimento del suo personale e incontrastato ventennio di governo. Ed è sempre la sanità lombarda quella portata a modello dal premier Berlusconi.
L’inchiesta realizzata da Alberto Nerazzini entra nelle contraddizioni di una regione e del suo sistema sanitario. I protagonisti sono gli ospedali, quelli di Milano e quelli di provincia, pubblici e privati; sono i medici che protestano e i medici di Comunione e Liberazione; gli scandali, le inchieste della Procura e le eccellenze. E infine c’è la storia di Giuseppe Rotelli, il numero uno della sanità privata in Italia che, mentre i magistrati indagano le sue strutture più importanti, diventa il secondo azionista del gruppo RCS – Corriere della Sera.
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domenica 25 aprile 2010
Lupi: "Ciellino e fascista" - Parola di Bocchino
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PROVE
lunedì 4 gennaio 2010
Lombardia, chi critica Comunione e Liberazione viene punito
De Alessandri è stato sospeso dal lavoro per un mese, dal 16 novembre al 16 dicembre di quest’anno, con l’avviso che se non toglierà dal web le sue considerazioni seguiranno provvedimenti più pesanti. Un dettaglio che la dice lunga sulla vicenda è il fatto che la comunicazione del 20 ottobre è firmata dal dirigente del personale della Regione, Michele Camisasca, nipote del famoso Massimo Camisasca, il sacerdote che è stato una delle figure chiave del movimento (dal 1985 è superiore generale della “Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo”), nonché storiografo ufficiale di CL.
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